Divieto di fumo sulle spiagge delle Baleari: la lotta all’inquinamento

Il governo regionale delle Baleari ha annunciato che quest’anno saranno vietate le sigarette su 28 spiagge dell’arcipelago spagnolo, nove in più rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle spiagge interessate si trovano a Maiorca e Ibiza, ma anche alcune a Minorca e Formentera sono coinvolte nella nuova legge. Le multe per chi non rispetta il divieto possono arrivare fino a 600 euro, ma per un’infrazione isolata il pagamento richiesto può essere di circa 30 euro. La Spagna è stata la prima nazione d’Europa a bandire le sigarette dalle spiagge, stimolata dalla petizione organizzata dall’associazione ambientalista “No fumadores” e sottoscritta da oltre 280mila cittadini. Da lì, è stata approvata una legge che è entrata in vigore nel 2022 e che ha portato il divieto iniziale di 19 spiagge a 28. Barcellona e le isole Canarie hanno addirittura anticipato il legislatore prevedendo autonomamente divieti “no smoking” per proteggere i loro tesori naturali dal danno causato dalle cicche di sigaretta. Infatti, la degradazione delle sigarette libera sostanze dannose come benzene, ammoniaca e acido cianidrico nell’ambiente, che rappresentano un grave pericolo per la flora e la fauna. Questi divieti mirano quindi a tutelare l’ambiente e a sensibilizzare le persone sui problemi legati alla protezione della natura.

I MOZZICONI DI SIGARETTE INQUINANO IL MARE PIÙ DEI SACCHETTI E DELLE CANNUCCE DI PLASTICA 

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Forse, come sa bene chi frequenta le spiagge, non c’è legge meno applicata in Italia di quella che dal 2016 vieta di gettare i mozziconi di sigarette nel suolo, nelle acque e negli scarichi e che non vale solo per le strade cittadine ma anche e soprattutto per le spiagge e i litorali.

Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 5.500 miliardi di sigarette, 4.950 miliardi delle quali con il filtro e, secondo il Cigarette Butt Pollution Poject, che punta a ridurne l’impatto sull’ambiente «Questi prodotti fabbricati in massa contengono plastiche, acetato di cellulosa e tutti i composti prodotti dalla combustione della carta per sigarette e del tabacco». Inoltre i filtri non sono biodegradabili e ci vogliono decenni perché si decompongano.

Secondo Cigarette Butt Pollution Project, quasi due terzi dei filtri per sigarette consumati ogni anno vengono gettati via irresponsabilmente e »Molti dei filtri contengono sostanze chimiche aggressive come la nicotina, l’arsenico e i metalli pesanti».

Nel suo rapporto l’Oms evidenzia che «Gettare un mozzicone di sigaretta per terra è diventato una delle forme più accettate di smaltire rifiuti in tutto il mondo e per molti fumatori confina con una norma sociale» e aggiunge che questa pessima abitudine porta «Ogni anno a circa 680 milioni di chili di rifiuti di tabacco in tutto il mondo. I rifiuti dei prodotti del tabacco contengono anche oltre 7.000 sostanze chimiche tossiche, tra cui noti cancerogeni umani, che si insinuano e si accumulano nell’ambiente. La ricerca ha dimostrato che le sostanze chimiche nocive lisciviate dai mozziconi scartati, che includono nicotina, arsenico e metalli pesanti, possono essere estremamente tossiche per gli organismi acquatici».

Questi rifiuti si ritrovano in mare decomposti in microplastiche che vengono ingerite dalla fauna. La maggior parte non viene gettato direttamente sulle spiagge, ma arriva in mare attraverso le fogne e i fiumi.

Una delle soluzioni potrebbe essere quella di Greenbutts, una startup di San Diego, che sta sviluppando un filtro fatto di materiale organico come canapa e pasta di legno, che si degrada rapidamente nel suolo o nell’acqua.

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