I mozziconi di sigarette inquinano il mare più dei sacchetti e delle cannucce di plastica

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Forse, come sa bene chi frequenta le spiagge, non c’è legge meno applicata in Italia di quella che dal 2016 vieta di gettare i mozziconi di sigarette nel suolo, nelle acque e negli scarichi e che non vale solo per le strade cittadine ma anche e soprattutto per le spiagge e i litorali.

Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 5.500 miliardi di sigarette, 4.950 miliardi delle quali con il filtro e, secondo il Cigarette Butt Pollution Poject, che punta a ridurne l’impatto sull’ambiente «Questi prodotti fabbricati in massa contengono plastiche, acetato di cellulosa e tutti i composti prodotti dalla combustione della carta per sigarette e del tabacco». Inoltre i filtri non sono biodegradabili e ci vogliono decenni perché si decompongano.

Secondo Cigarette Butt Pollution Project, quasi due terzi dei filtri per sigarette consumati ogni anno vengono gettati via irresponsabilmente e »Molti dei filtri contengono sostanze chimiche aggressive come la nicotina, l’arsenico e i metalli pesanti».

Nel suo rapporto l’Oms evidenzia che «Gettare un mozzicone di sigaretta per terra è diventato una delle forme più accettate di smaltire rifiuti in tutto il mondo e per molti fumatori confina con una norma sociale» e aggiunge che questa pessima abitudine porta «Ogni anno a circa 680 milioni di chili di rifiuti di tabacco in tutto il mondo. I rifiuti dei prodotti del tabacco contengono anche oltre 7.000 sostanze chimiche tossiche, tra cui noti cancerogeni umani, che si insinuano e si accumulano nell’ambiente. La ricerca ha dimostrato che le sostanze chimiche nocive lisciviate dai mozziconi scartati, che includono nicotina, arsenico e metalli pesanti, possono essere estremamente tossiche per gli organismi acquatici».

Questi rifiuti si ritrovano in mare decomposti in microplastiche che vengono ingerite dalla fauna. La maggior parte non viene gettato direttamente sulle spiagge, ma arriva in mare attraverso le fogne e i fiumi.

Una delle soluzioni potrebbe essere quella di Greenbutts, una startup di San Diego, che sta sviluppando un filtro fatto di materiale organico come canapa e pasta di legno, che si degrada rapidamente nel suolo o nell’acqua.

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