La “riduzione del danno” da fumo è un’insidia che nasconde operazioni commerciali

Pubblicato su Healthdesk.it

Il fumo di sigaretta è la prima causa di morte evitabile in Occidente, «ma questo non giustifica l’informazione superficiale sulle “alternative meno dannose”» e va ribadito che «l’uso di tabacco e di nicotina è dannoso in qualunque forma». L’avvertimento viene dalla Società italiana di tabaccologia che ha scritto una lettera aperta in questo senso al ministro della Salute, alla quale hanno aderito importanti Società scientifiche europee e circa cento esperti italiani.«Le multinazionali – sostiene Biagio Tinghino, presidente della Società italiana di tabaccologia (Sitab) – non pensano alla riduzione del danno, ma all’aumento dei profitti». Secondo la Sitab «bisogna distinguere le strategie di cura dalle comunicazioni date alla popolazione generale, ciò che decide lo specialista nel suo ambulatorio da ciò che si può consigliare in modo generico alla gente».Le “sigarette elettroniche”, osserva la Società scientifica, sono generalmente meno dannose di quelle tradizionali e possono costituire un ausilio per il trattamento del tabagismo. Ma la questione della loro diffusione generale è ancora controversa, dal momento che, dati alla mano, il loro uso non ha fatto diminuire la prevalenza di fumatori in Italia. È aumentato invece il fenomeno dei “fumatori duali” che usano i vaporizzatori e fumano sigarette. Secondo uno studio recente pubblicato su Lancet, questo comportamento avrebbe ostacolato la decisione di compiere il passo definitivo verso l’astensione. A ciò si aggiunga il fatto che molti giovani che non hanno mai acceso una sigaretta si avvicinano al mondo del tabacco attraverso le sigarette elettroniche, pensando che non facciano così male.Anche il “fumo freddo” (attraverso un dispositivo di recente commercializzazione che usa vapori di tabacco) può costituire un’altra importante forma di iniziazione, avverte la Sitab, poichè «tutti i prodotti contenenti nicotina inducono dipendenza e rappresentano una via di accesso alle sigarette tradizionali. Se la riduzione del danno può dunque essere una strategia terapeutica per chi già fuma, non può certo costituire un messaggio commerciale per la popolazione generale».

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