Fumo passivo: ecco come può causare il diabete anche senza respirarlo

Pubblicato su Panorama

  Avete presente quell’odore stantio che si sente entrando in casa o nell’auto di un fumatore? Anche se il fumo dell’ultima sigaretta se ne è già andato i residui delle esalazioni permangono, impregnate nei tessuti, vestiti e persino nei capelli. Mi è capitato più volte di essere riconosciuto come fumatore da estranei proprio perché mi dicono che i miei abiti “sanno di sigaretta”.

Questo “alone” è quello che gli americani, nella loro sempre più agguerrita crociata contro il tabacco, chiamano “fumo di terza mano”. Un effetto provocato da quello di “seconda mano” che per noi è semplicemente il fumo passivo.
Ebbene un nuovo studio apparso oggi sulla rivista scientifica PLOS ONE sostiene che proprio gli effetti del “fumo di terza mano” sarebbero pericolosi per la salute: oltre a danneggiare polmoni e fegato favorirebbero l’insorgenza del diabete di tipo 2.
In pratica dopo aver fumato, si depositano particelle tossiche di tabacco bruciato negli ambienti chiusi come stanze, camere d’albergo e interni delle auto, ma anche su superfici come tappeti, mobili e altre oggetti esposti al fumo passivo. Persino nella polvere.
“L’esposizione a queste tossine del tabacco può essere dannosa soprattutto per i bambini al di sotto dei tre anni che si rotolano sui tappeti e giocano con tantissimi oggetti e per gli anziani, il cui organismo è più fragile e quindi suscettibile a questi agenti esterni” dichiarano i ricercatori dell’Università della California di Riverside dove è stato condotto lo studio.
Che ha mostrato come in un modello animale il fumo passivo di terza mano provoca stress ossidativo, cioè incrementa la produzione nell’organismo di radicali liberi, le molecole che danneggiano tutte le componenti delle cellule, dai lipidi, alle proteine e fino al DNA. E inoltre favorisce l’iperglicemia e l’insulino-resistenza, due condizioni tipiche del diabete di tipo 2, quando cioè le cellule del corpo non riescono a utilizzare l’insulina prodotta naturalmente dal pancreas in risposta all’innalzamento del livello di zuccheri nel sangue per metabolizzare il glucosio.
Grazie a un sostanzioso finanziamento da parte del Tobacco-Related Disease Research Program, gli studiosi californiani hanno allestito esperimenti sui topi per valutare l’effetto dei residui tossici del fumo sugli esseri umani.
“Queste particelle, se si combinano con altri inquinanti presenti nell’aria possono diventare cancerogeni: per esempio quando la nicotina depositata sulle superfici reagisce col protossido d’azoto” spiegano i ricercatori. Che hanno sottoposto a un’inondazione di fumo di sigaretta (prodotto con una speciale macchina) portantine per alloggiare i topi, in modo da far depositare al loro interno le tossine esalate dal fumo. Hanno poi messo i roditori in queste gabbie e un gruppo di cavie in altre gabbie non contaminate dal fumo, come riferimento di controllo. Gli animali costretti a stare nelle portantine precedentemente esposte al fumo sono stati nutriti in parte con alimenti da dieta standard e in parte con cibi ipercalorici.
Risultato: questi ultimi hanno mostrato un aumento dello stress ossidativo, hanno sviluppato insulino-resistenza e non sono ingrassati quanto i topi del gruppo di controllo. “Questo perché la nicotina, agendo su particolari aree del cervello e su alcuni ormoni, fa diminuire l’appetito” spiegano “e comunque questo risultato sul modello animale ci permette di estendere le conclusioni anche all’uomo: le persone non fumatrici che vivono in ambienti frequentati da fumatori rischiano un incremento dello stress ossidativo e di sviluppare il diabete di tipo 2”.

Esposto il problema, veniamo alle soluzioni. “Le particelle tossiche si depositano ovunque in casa e pulire tutti i mobili richiede l’uso di altre sostanze chimiche altrettanto tossiche: si farebbe prima a traslocare”. O semplicemente a smettere di fumare.

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